Ilaria/ 16 Aprile, 2020/ Blog, Gestione aziendale, Ispirazione e motivazione

Qualche giorno fa mi è capitato di fare un intervento nel corso di un webinar dove ho affrontato il tema della proattività e volontà come due potenti alleati delle persone di successo.

Scegliendo la nostra reazione in una determinata circostanza, noi possiamo esercitare un forte influsso sulla circostanza stessa afferma Stephen R. Covey.

Per spiegare il concetto ho raccontato la storia di un uomo che si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito.
“Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile”.
Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: “Queste sono le tue sofferenze”. Tutta l’acqua del bicchiere si intorbidì e s’insudiciò. Il maestro la buttò via.
Il maestro prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente come prima.
“Vedi?” spiegò il maestro “ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare”.

Troppi cuori piccoli, troppi animi esitanti, troppe menti ristrette e braccia rattrappite.
Una delle mancanze più serie del nostro tempo è il coraggio, il vero coraggio che di fronte ad ogni problema fa dire tranquillamente: “Da qualche parte certamente c’è una soluzione e io la troverò”.
Il brano tratto da un libro che ho avuto occasione di leggere, è un modo semplice ed efficace per comprendere cos’è la proattività.
Essa può essere definita come la scelta, che possiamo compiere ogni giorno della nostra vita, di agire e reagire a certi eventi o necessità in un modo che sia vincente per noi e per i nostri obiettivi.
Ormai da oltre 5 settimane ci troviamo a lavorare da casa e dopo un momento di disorientamento ci troviamo ormai nella fase dell’accettazione che comporta un “darsi da fare” in maniera nuova.
Paradossalmente il distanziamento sociale, il non vedersi tutti i giorni in ufficio con i colleghi, ci ha costretto ad una nuova quotidianità che comporta il “vedersi” di più, l’”ascoltarsi” di più, l’incontrarsi” di più e sentirsi più vicini e partecipi, coinvolti tutti insieme nel navigare questo periodo traendo il meglio dallo stesso e, se fosse possibile, lavorando ancora di più per un bene più elevato. In noi è scattato prepotente il concetto “vita tua vita mea” e ci sentiamo profondamente responsabili non solo della nostra salute e quella dei nostri familiari, bensì anche di quella della nostra famiglia allargata, professionale e non, delle persone a noi vicine con cui, nella normalità, condividiamo gran parte del nostro tempo.
In alcuni contesti il lockdown ha generato una così tanta energia, un mettere a fattor comune competenze e conoscenze che a volte mi commuove.

Credo che se c’è una lezione che questa situazione di emergenza ci sta insegnando è che nessuno di salva da solo, che siamo profondamente interconnessi e solo insieme possiamo farcela.
Diverse analisi dimostrano come le organizzazioni positive che stanno funzionando bene, nonostante il lavoro da remoto di tutti i propri collaboratori, che stanno mettendo in campo sforzi extra e assorbendo lo shock di questa contingenza sono quelle che sono sostenute da un profondo senso di appartenenza e che portano quindi tutti i collaboratori a farsi forza gli uni con gli altri.
La situazione contingente ci insegna che per fare un salto in avanti come individui e come sistema dobbiamo acquisire la consapevolezza che da soli non andiamo da nessuna parte, che la mia salute e la mia sopravvivenza dipende dalla salute degli altri; che l’altro, il mio collega, l’amico, i genitori, la nonna e tutti gli sconosciuti, sono influenzati da ogni mia azione e quindi che solo insieme, uniti da una forte volontà comune, sentendoci parte di uno stesso miracolo, o progetto, possiamo vincere ed evolverci.
Come in fin dei conti hanno fatto tutte le specie che sono sopravvissute fino ad ora!
Abbiamo bisogno di prendere coscienza delle nostre convinzioni personali disfunzionali, di dare nuova energia ai valori collettivi, di aggiornare i nostri modelli culturali e sociali trascendendo le visioni ristrette ed egocentriche per abbracciare una visione nuova, che riporti l’uomo al centro e il bene comune come scopo della sua azione nel mondo.

Quando si parla di proattività o di atteggiamento proattivo si parla sempre di responsabilizzarsi, cioè la nostra reazione dipende da noi e non da una causa esterna. In questa modalità mentale, possiamo decidere come reagire in ogni contesto, situazione, circostanza o decidere di agire per raggiungere un determinato obiettivo.
Al contrario, se si parla di reattività stiamo spiegando il deresponsabilizzarsi, cioè la nostra reazione non dipende da noi ma dipende totalmente (o in larga parte) da una causa esterna. In pratica, dato che la nostra reazione dipende da fattori esterni, non possiamo farci nulla.
In entrambi i casi abbiamo il potere di scegliere come comportarci. Possiamo essere proattivi o reattivi. La scelta è sempre e solo nostra. Gli individui proattivi al contrario dei reattivi, tendono a responsabilizzarsi. Sono consapevoli che il loro umore, la qualità di ciò che fanno, come si sentono, quello che provano, come agiscono e reagiscono agli eventi non dipende da un fattore esterno (sia esso ambiente, persone, tempo, ecc.) ma dipende esclusivamente (o quasi) da loro. Sanno che, in qualunque situazione, possono fare sempre qualcosa, possono agire in un certo modo e reagire nella maniera migliore. Non subiscono passivamente un evento ma agiscono attivamente essendo consapevoli che, scegliendo la reazione giusta, possono influenzare la circostanza che stanno vivendo. Non vivono la vita con inerzia ma scelgono di essere intraprendenti. Scegliere la proattività conferisce a chi l’ha scelta la libertà di essere padroni del proprio destino. L’essere reattivi o proattivi è, quindi, una scelta totalmente nostra. Le persone proattive sono mosse da ciò in cui credono e rispondono agli stimoli esterni (fisici, sociali, psicologici) basandosi sui loro valori. Sanno che il loro modo di agire e reagire ad una determinata circostanza può influenzare la stessa a loro vantaggio. Sanno di essere padroni del loro destino perché hanno il potere di decidere come comportarsi e cosa provare in qualunque situazione. L’Atteggiamento proattivo è uno dei pilastri fondamentali di tutte le persone di successo. Infine le persone proattive sono consapevoli che con le loro azioni hanno il potere non solo di cambiare ma anche di far accadere le cose.
Molti, purtroppo, vivono la loro vita in attesa (che qualcosa accada, che qualcuno li aiuti, che il lavoro giusto arrivi ecc). Quelli che vivono così si accontentano di quello che arriva perché nel loro mondo, dove attribuiscono all’esterno tutte le colpe, tutti i problemi, tutti gli eventi, tutte le cose brutte e soprattutto tutte le cose belle, non esiste libertà di scelta, non esiste libertà di azione. Non è un caso che coloro che finiscono per ottenere il lavoro più bello, la relazione più appagante, il conto in banca più corposo, sono proprio i proattivi, cioè coloro che agiscono e prendono l’iniziativa di fare qualsiasi cosa sia in loro potere (e ne hanno praticamente in maniera illimitata) per creare le condizioni (necessarie a vivere la vita che desiderano.
È la proattività che ha consentito all’uomo di evolvere fino allo stadio attuale, di compiere progressi tecnologici inimmaginabili solo 100 anni fa e di fare scoperte mediche e scientifiche ai limiti della fantascienza. L’approccio proattivo ha anche un’altra caratteristica interessante: ci consente di “essere” qualcosa che attualmente non siamo ma che, in risposta ad uno stimolo esterno, possiamo diventare.
La nostra mente è una bacchetta magica: possiamo cambiare l’esterno cambiando l’interno (noi stessi).
Ritengo che la sfida che ci attende, come individui ma anche come persone, sia quella di entrare nell’era della creazione di valore e della kindness economy in maniera proattiva, nella “nuova normalità” che ci attende.

Ilaria
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About Ilaria

Assisana di origine e milanese di adozione, manager e mamma, sempre in compagnia di trolley e pc. Le relazioni sono il mio lavoro, il mentoring alla mia rete un obiettivo personale prima che professionale. Qui condivido esperienze e competenze che possono essere utili anche per la tua carriera o impresa.

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