Ilaria/ 6 Maggio, 2020/ Blog, Gestione aziendale, Ispirazione e motivazione, Risorse Umane

Nel corso delle otto settimane di lockdown ho avuto l’opportunità di ascoltare le emozioni di moltissime persone riscontrando che queste erano diverse, da persona a persona e cambiavano con il trascorrere del tempo e l’evolversi della pandemia.
Nelle prime settimane, di fronte a una situazione piena di ansia ed incertezza come una pandemia, la previsione di una recessione economica, la perdita di un lavoro, un cambiamento familiare indesiderato ed inaspettato, probabilmente la maggior parte di noi non può prefigurarsi nulla di buono e positivo.
Restiamo paralizzati, colti da uno stato chiamato di “incertezza improduttiva”. Ma alcuni di noi in momenti come questi riescono invece a farsi strada e trovare un percorso produttivo e di proattività. Come?
In queste settimane ho approfittato per leggere maggiormente storie di persone che hanno eccelso di fronte l’incertezza. Le mie letture prendevano in considerazione storie di innovatori, imprenditori, amministratori delegati, paramedici, sportivi.
Ho identificato gli approcci che essi avevano utilizzato per navigare i tempi turbolenti e scoprire il potenziale nascosto al loro interno.
Di seguito condivido tre abitudini che possono aiutarti a sviluppare la tua “capacità di incertezza”.

Apri gli occhi a tutte le possibilità, presenti e future.

Quando ci sentiamo minacciati da incertezza improduttiva, può accadere di concentrarci così tanto sulla situazione immediata da trascurare le più ampie possibilità. E’ come se anzichè ammirare un meraviglioso dipinto ci focalizzassimo sulla piccola macchia di colore che esso ha in un angolo. Questo non solo crea inquietudine, ma può anche portarci a prendere decisioni avventate o a rinunciare a opportunità perché non riusciamo nemmeno a riconoscerle.
Gli psicologi chiamano questa tendenza a perdere il quadro più ampio della situazione” pregiudizio dello status quo”, l’effetto del piccolo laghetto dei pesci e relativa deprivazione che ne consegue.
Un sociologo canadese Malcolm Gladwell, in diversi suoi studi, illustra come il pensiero ristretto porti a decisioni sbagliate. Per portare avanti questa sua convinzione egli aveva osservato gli studenti di alcune Università degli Stati Uniti ed analizzato il motivo per cui gli stessi erano portati a scegliere di conseguire lauree in materie tecnico scientifiche come tecnologia, ingegneria, scienze.
Il sociologo sosteneva che gli studenti con punteggio di scuola media superiore inferiore al terzo posto in materie tecnico scientifiche, si guardasse attorno, credendo di non essere intelligente come i propri coetanei, e quindi scegliendo di conseguenza università meno prestigiose.
Perché? Perché la natura umana ci porta a prendere decisioni sulla base della nostra esperienza vissuta piuttosto che prestando attenzione al “quadro più ampio”
Gli studenti delle prestigiose università degli Stati Uniti con il punteggio più basso sono sicuramente abbastanza intelligenti da riuscire nelle discipline scientifiche, ma non riescono a vedere quel quadro più ampio e pertanto non si concedono nemmeno la possibilità di tentare.
Al contrario gli innovatori imparano a cercare opportunità, possibilità, strade dove gli altri non possono nemmeno immaginarle.
Se siamo in grado di ricordare a noi stessi che esiste un contesto più vasto di quanto avremmo inizialmente potuto pensare, ricco di possibilità maggiori di quanto avremmo potuto immaginare, abbiamo molte più probabilità di ottenere degli ottimi risultati.
Cosa ancora più importante, con una mentalità e visione più ampia possiamo resistere al disagio dell’incertezza improduttiva con maggiore ottimismo e calma.
Questo è vero se l’incertezza riguarda problemi relativamente piccoli, come perdere un volo e chiedersi cosa fare in un tempo libero inaspettato, rispetto a quelli più grandi come perdere un lavoro e dover ripensare la nostra direzione nella vita o le nostre priorità.
Dovremmo sempre riconoscere che anche negli scenari peggiori, abbiamo possibilità contrassegnate da grande bellezza e risorse.

Pensa in termini di probabilità, non di risultati binari.

Che cosa è il Sistema Numerico Binario ? Per contare ed eseguire semplici calcoli noi comunemente utilizziamo il classico sistema decimale il quale, a sua volta, per poter rappresentare i diversi numeri, utilizza dieci cifre da 0 a 9.
Per contare ed eseguire complicati calcoli, ma non solo, i computer utilizzano invece un altro sistema che prende il nome di sistema binario, proprio perché quest’ultimo è costituito da soli due simboli: 0 ed 1. Questa scelta è stata fatta semplicemente perché i computer, ed in generale tutti i vari circuiti elettrici, capiscono unicamente solo questi due simboli. Gli stati in cui può trovarsi un qualunque circuito elettrico sono infatti solamente due, ovvero:
– 0, che corrisponde alla mancanza di tensione, quindi a 0 volt;
– 1, che corrisponde invece alla presenza di tensione, in genere 5 volt.

Durante periodi di incertezza improduttiva, spesso ci blocchiamo a immaginare situazioni estreme e/o esiti.
Gli innovatori, abili nella gestione dell’incertezza pensano invece in termini di probabilità.
Ho percepito il potere di questo appena affermato all’inizio della pandemia quando la stessa stava dilagando soprattutto in Lombardia e i giornalisti annunciavano, in maniera ancora poco chiara, la chiusura o meno della regione. In una notte, moltissimi studenti, lavoratori fuori sede, professionisti, sono letteralmente fuggiti dalla Regione per fare ritorno nelle proprie regioni di origine, perché preoccupati di restare bloccati in Lombardia, impossibilitati a rientrare dalle proprie famiglie.
Io ho compiuto, per me e per la mia famiglia, una scelta diversa, la scelta del restare; tuttavia, parlando con alcuni di loro ho riscontrato che questi avevano cominciato a pensare in termini binari – bloccati o non bloccati – provando, tutti di conseguenza, molta ansia.
Se solo molti di loro, come del resto altri hanno fatto, si fossero soffermati a considerare l’intera gamma dei possibili risultati e ad assegnare loro delle probabilità, avrebbero visto le cose in modo diverso.
In effetti si sarebbero potute considerare le conseguenze pericolose che un rientro di massa nelle proprie regioni di origine avrebbe potuto causare ai propri stessi familiari, la possibile perdita del lavoro per coloro che si fossero allontanati e tanto altro.
Un ragionare probabilmente in questo modo avrebbe procurato un immenso sollievo.
L’esperienza mi ricorda la struggente osservazione del filosofo Michel de Montaigne “la mia vita è stata piena di terribili disgrazie, la maggior parte delle quali non è mai accaduta”

Ricorda che esistono sempre possibilità per chi le sa cogliere

È davvero vero che esistono sempre delle possibilità, anche tra l’incertezza improduttiva più dolorosa?
O la capacità di incertezza è un’idea solo per i privilegiati?
La teoria regge in tempi di grave e orribile tragedia?
Recentemente ho riletto dei resoconto di uomini illuminati nei loro anni nei campi di concentramento e sono rimasta colpita dall’enfasi su quanto fosse cruciale per la sopravvivenza stessa dei prigionieri che essi potessero trovare un significato nella loro vita, seppur soffrendo. La conclusione di questi uomini è una potente testimonianza del potenziale di crescita anche in circostanze impensabili.
Infine, tutto può esserci preso dall’altro, ma ci resta l’ultima delle libertà umane – scegliere il proprio atteggiamento in una determinata serie di circostanze e quindi scegliere la propria strada.
L’opportunità di esercitare quella libertà è disponibile per tutti noi ed è la chiave per trovare una via d’uscita in tempi incerti.

Ilaria
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About Ilaria

Assisana di origine e milanese di adozione, manager e mamma, sempre in compagnia di trolley e pc. Le relazioni sono il mio lavoro, il mentoring alla mia rete un obiettivo personale prima che professionale. Qui condivido esperienze e competenze che possono essere utili anche per la tua carriera o impresa.

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