Ilaria/ 7 Aprile, 2020/ Blog

“We don’t grow when things are easy, we grow when we face challenges.”
Non cresciamo quando le cose sono facili, cresciamo quando affrontiamo le sfide.
Il settore immobiliare, le nostre comunità e il Paese hanno tutti dovuto trasformare il modo in cui facciamo affari dall’oggi al domani mentre affrontiamo uno dei momenti più difficili e incerti della nostra vita.
Come ogni pandemia precedente, il coronavirus finirà. Ciò che ci definirà è il modo in cui abbracciamo questo momento di rapido cambiamento e se riusciremo a cogliere l’opportunità di accelerare lungo un percorso in cui eravamo già tutti: la digitalizzazione di una serie di attività.
Abbiamo creato “uffici domestici”, i nostri figli saltano ormai da un’aula virtuale all’altra, abbiamo riempito la nostra agenda quotidiana di conferenze virtuali, incuranti delle polemiche sorte sulla sicurezza e privacy di alcune piattaforme di videoconferenza. Potremmo dire che il fine giustifica i mezzi pur di portare avanti l’attività che procura il nostro sostentamento e quello delle nostre famiglie. In guerra tutto è concesso.
In pochi giorni ci siamo ritrovati a definire le linee guida per questa nuova forza lavoro a distanza.
Se ripercorro il comportamento di noi razza umana, per ciò animale, nel corso di questa “quarantena” posso raccontarla in settimane.
La prima fase, che ci ha colti tutti di sorpresa, è quella dell’hashtag #iorestoacasa. Scrutando i profili social ricordo professionisti intenti a vestire i panni da grande chef e portare sulla tavola delle proprie case piatti succulenti o dedicarsi ad attività pressochè impossibili da schedulare nel corso di giornate lavorative.
Si percepisce una leggera euforia di fronte alla novità delle restrizioni, chiamata #andràtuttobene, ma il tempo della negazione dura poco come del resto i canti sui balconi alle ore 18.00 di sabato e domenica.
Nel corso della seconda settimana ci si rende conto che, forse questa epidemia, nel frattempo trasformatasi in pandemia globale, non durerà poi così poco quanto avessimo stimato. In alcune città del nord Italia si muore ed arriva l’esercito per smaltire i cadaveri. E’ il momento in cui ci si rende conto che tutto andrà a rilento, che “tutto” si è fatto lutto.
La rabbia si trasforma in imprecazioni delle finestre ai passanti per strada perché non restano a casa, imprecazioni sui social a chi non resta a casa o contro i governanti.
La terza settimana corrisponde all’adattamento. Siamo esseri animali e l’istinto di sopravvivenza ha la meglio sul resto. Cominciamo a comprendere che sarà più lunga di quanto avessimo immaginato inizialmente e pertanto indossiamo l’elmetto e cominciamo a studiare azioni e strategie per sopravvivere e portare a casa la pagnotta sebbene siamo ormai tutti costretti in casa.
E’ il momento della sperimentazione di nuove strategie per riprendere il controllo. È il momento della condivisione, della collaborazione, dell’esserci per gli altri accomunati dalla pandemia e dal desiderio di sostenere tutti, aiutare tutti, supportarsi a vicenda. E’ il momento del “farsi vedere”, dell’investire in alcuni canali piuttosto che in altri perchè chi è silenzioso o poco attivo oggi non scriverà la storia di domani.
Comprendiamo che il distanziamento sociale non corrisponde ad un distacco emotivo, tutt’altro.
Siamo alla quinta settimana e nonostante ormai si comunichi e ci si “veda” solo grazie alle piattaforme digitali comprendiamo come “digitale” non corrisponda a “emozionalmente disconnesso”.
Tutti prendiamo coscienza che è il momento dello “stare”, dell’uscire da se stessi, dal focalizzarsi sull’altro. Anche i più duri comprendono che chi dona ottiene di più e che tutti, ma proprio tutti, siamo chiamati ad essere più della situazione attuale.
E’ il momento di non perdere nessuno.
Siamo più consapevoli che mai, più consapevoli delle vittime di violenza o di un disastro naturale, più consapevoli della ricchezza e della povertà. Consapevoli che la nostra cultura quotidiana come la conoscevamo è semplicemente svanita, ma abbiamo l’opportunità di costruirne una diversa e non per questo peggiore.

E’ il momento di scrivere l’empatia digitale come nuovo canone da apprendere come attuale modalità operativa.
Al termine del distanziamento sociale una cosa è certa: quei leader lungimiranti che si sono appoggiati alla tecnologia immobiliare, alle comunicazioni virtuali, al marketing digitale e ai ruoli e ai posti di lavoro ridefiniti emergeranno dall’altra parte, traghettandoci verso un futuro molto più vicino.

Ilaria
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About Ilaria

Assisana di origine e milanese di adozione, manager e mamma, sempre in compagnia di trolley e pc. Le relazioni sono il mio lavoro, il mentoring alla mia rete un obiettivo personale prima che professionale. Qui condivido esperienze e competenze che possono essere utili anche per la tua carriera o impresa.

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